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I percorsi di reinserimento al lavoro funzionano?

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I percorsi di reinserimento al lavoro funzionano?

Da qualche anno ormai sono sempre più diffuse queste iniziative. Percorsi di ogni genere, che vanno dalla formazione allo stage, che si pongono l’obiettivo di accompagnare le persone disoccupate e in difficoltà al reinserimento lavorativo.

 

Ogni regione italiana, utilizzando anche fondi europei, promuove percorsi di reinserimento al lavoro tramite i centri per l’impiego, gli enti di formazione e le Agenzie per il Lavoro.

 

Anche le province, i comuni e le fondazioni private sempre più spesso offrono un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà a causa della perdita di lavoro o della precarietà. La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, per fare un esempio, promuove con il Fondo straordinario di solidarietà misure di accompagnamento e reinserimento lavorativo.

 

Le possibilità di aderire e utilizzare questi percorsi, questi aiuti, non mancano. Ma la vera domanda è:

 

Servono a qualcosa? Funzionano? Ti fanno trovare lavoro?

 

La domanda è perfettamente comprensibile, la risposta: fondamentale. Per prima cosa bisogna capire in cosa consistono questi percorsi, poi bisogna stabilire come e in quale momento è meglio utilizzarli.

 

I percorsi di reinserimento nel mondo del lavoro non solo altro che risorse, soldi, denaro, che viene utilizzato per realizzare corsi di orientamento, formazione, pagare i rimborsi spese di stage, pagare delle borse-lavoro o dei voucher, pagare lavoratori per svolgere lavori socialmente utili e di pubblica utilità, fornire bonus o sgravi fiscali alle aziende che assumono.

 

In questo modo permetto alla persona di formarsi e/o lavorare senza che questa paghi un corso di formazione ed evitando che l’azienda la paghi come propria dipendente. Ovviamente a lungo termine non può funzionare, ma produce un effetto molto interessante.

 

Per esempio seguire un corso di formazione può essere davvero utile quando contribuisce a completare, aggiornare, evolvere, sviluppare una figura professionale nella sua direzione. Ad esempio un impiegato amministrativo che si occupava di prima nota e piccola contabilità può formarsi sulla fatturazione, sul bilancio o altri aspetti in linea con la sua professionalità.

 

La formazione potrebbe essere utile anche per creare un ponte e agevolare la trasferibilità di una figura professionale verso un’altra, purché queste non siano troppo distanti. Ad esempio, un impiegato amministrativo può puntare a diventare un impiegato di magazzino.

 

Un percorso di formazione gratuito è un ottima opportunità se utilizzato in questo modo, in linea con un progetto di crescita e sviluppo professionale oppure in ottica di un ragionato trasferimento da una professionalità ad un’altra.

 

Non è di certo utile se aiuta solo a riempire il cesto dei corsi di formazione vari o il medagliere dei corsi fatti perché “seguire un corso non fa mai male e poi lo metto nel curriculum”. Il curriculum deve raccontare un preciso profilo professionale.

 

Passiamo allo stage oppure all’opportunità di lavoro con voucher, ai lavori socialmente utili, alle borselavoro. Sono tutte modalità di lavoro che si basano sullo stesso principio: creare un rapporto lavorativo tra una persona e un’organizzazione limitato nel tempo che possa favorire la reciproca conoscenza professionale.

 

Dunque, i fondi e finanziamenti destinati ad aiutare i disoccupati pagano questi rapporti di lavoro per portare i seguenti vantaggi:

 

a) Attivare rapporti di lavoro che altrimenti non si sarebbero mai attivati perché l’azienda non li avrebbe pagati.

 

In questo modo il lavoratore, seppure per un periodo sempre limitato, può lavorare e guadagnare qualcosa.

 

b) Favorire conoscenza e valutazione reciproca tra organizzazione e persona, aggirando tutti gli ostacoli che potevano nascere se si fossero seguite le regole standard del mercato del lavoro.

 

Gli strumenti di supporto al ricollocamento sono estremamente utili perché in questo mercato del lavoro, dove molte persone cercano e poche aziende hanno bisogno, offrono la possibilità di entrare in un’azienda o un organizzazione “saltando” i rigidi paletti di selezione che attualmente esistono.

 

Il Curriculum di una persona che ha più di 50 anni o non ha nessun esperienza difficilmente verrebbe valutato positivamente. Inoltre, tramite un colloquio spesso una persona rischia di non riuscire ad esprimere tutto il suo valore, perdendo delle occasioni.

 

Favorendo la reciproca conoscenza potrebbe aprirsi l’occasione di continuità lavorativa che altrimenti non sarebbe arrivata. L’azienda potrebbe trovarsi a decidere di assumere una persona che non avrebbe mai scelto attraverso il curriculum o un colloquio, ma che si è dimostrata talmente valida e importante che ha convinto ad investire su di lei.

 

Queste possibilità non vanno interpretate come l’ennesimo sfruttamento o una fregatura, altrimenti si rischia di sprecare l’occasione. Bisogna coglierla e dare il più possibile. Certo, investendo, anche rischiando l’investimento, ma dimostrando a più non posso le proprie capacità, caratteristiche, motivazione ed entusiasmo.

 

Se non dovesse portare ad una continuità lavorativa, l’esperienza di lavoro favorita dai progetti di ricollocamento crea comunque altri importanti vantaggi: innalzano la spendibilità sul mercato del lavoro e aumentano le relazioni professionali.

 

Una persona che non lavora da tempo si allontana sempre di più dal mercato del lavoro e diventa sempre meno interessante. Purtroppo è facile notarlo quando si è disoccupati: nei primi mesi si fanno tanti colloqui, poi via via calano sempre di più.

 

Svolgere un’esperienza di lavoro porta il curriculum ad aggiornarsi e quindi rialza l’interesse che quel profilo può suscitare sul mercato del lavoro. Specialmente se l’esperienza fatta è in linea con le quelle precedenti o segue una logica di riqualificazione verso una nuova figura, come detto per la formazione.

 

Infine, entrare in un ambiente di lavoro permette di conoscere nuove persone. Aumentare le proprie relazioni non è facile in generale perché siamo abituati a vedere le stesse persone e frequentare li stessi luoghi. La rete di contatti professionali è fondamentale per venire a conoscenza di informazioni preziose come la ricerca da parte di qualche azienda.

 

Fare un’esperienza lavorativa permette di conoscere delle persone nuove e di instaurare un rapporto con loro, aiutando la persona nella difficile impresa di allargare la sua rete di contatti professionali.

 

In conclusione, viste da questi punti e vissute in questo modo le possibilità offerte dai percorsi di reinserimento lavorativo possono essere davvero utili e portare a grandi risultati. La cosa che devi tenere a mente è che tutto dipende da te.

 

Dipende da come scegli un corso di formazione, da come vivi l’esperienza di stage, voucher, borsa-lavoro e da quanto la utilizzi per dimostrare il tuo valore.

 

Un coltello può essere utile, inutile o addirittura dannoso, dipende da come lo usi. Se ci tagli la pizza è utile, se lo usi per giocare a calcio, risulterebbe abbastanza inutile. Dipende da te, dipende da come li usi.

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