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Che lavoro cerchi? Quello che c’è.

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Che lavoro cerchi? Quello che c’è.

Hai mai fatto caso che quando vai a cercare lavoro, questa domanda non manca mai?

 

In un’Agenzia per il Lavoro ad esempio, questa domanda è all’ordine del giorno. Viene posta ad ogni persona che entra.

 

Cosa succede quando entri in Agenzia? La scena più o meno è questa.

 

Entri, una giovane ragazza ti accoglie (di solito sono ragazze giovani), con un lieve cenno del capo.

 

Cosi inizi il tuo discorso: “buongiorno, sono qui perché cerco lavoro”. Certo, in effetti non fa una piega. Allora la giovane ragazza ti chiede se hai con te un curriculum e tu, che ovviamente l’hai portato, glielo porgi.

 

Lei lancia uno sguardo al cv e poi torna su di te. Diretta, precisa, senza indugio, spara la fatidica domanda: “che lavoro stai cercando?”. Ahi.

 

E adesso? In effetti la risposta è semplice. Almeno in quel momento sembra semplice: “quello che c’è”. Poi, di solito, hai la necessità di esprimere meglio il concetto, cosi continui: “cioè, a me va bene fare tutto, quello di cui c’è bisogno, dove c’è possibilità di lavorare insomma”.

 

Comprensibile. In effetti, sei senza lavoro. Ed è dura, cavolo se è dura. Tra difficoltà di ogni tipo sei ancora attivo e in cerca di lavoro. Chiaro che non puoi permetterti di chiedere un lavoro specifico, magari quello che ti piace. Ne hai bisogno. Hai bisogno di lavorare. Quindi, sei disponibile a tutto.

 

La ragazza si accontenta. Si appunta qualcosa sul cv ed eventualmente ti fa qualche domanda sulle precedenti esperienze. Torna a guardarti e chiude la conversazione: “se abbiamo qualcosa, ci sentiamo. Grazie”.

 

Nessuna possibilità di replica, in effetti, niente da aggiungere. Saluti ed esci.

 

Ti sei mai chiesto come funziona la stessa scena dal punto di vista della giovane ragazza? Male, perché è fondamentale.

 

Stai scrivendo una mail ad un’azienda per presentare dei profili. Proprio mentre stai chiudendo la frase finale, si apre la porta. Entra una persona.

 

Purtroppo, come tante, sembra esausta, stanca e un po’ giù. Sicuramente è da un pezzo che gira in cerca di lavoro. Le fai un lieve cenno col capo e termini l’ultima frase della mail.

 

Alzi lo sguardo e la persona ti dice che è in cerca di lavoro. Ovviamente. Come tutte le altre persone che sono entrate in mattinata. Cosi le chiedi il cv e questa te lo porge.

 

Cerchi subito di capire che tipo di profilo è: operaio, impiegato, vendite…hai poco tempo e molte cose da fare. Vuoi capire il prima possibile se può essere presentata in qualche azienda per la quale stai seguendo una ricerca.

 

Forse hai in mente un’azienda alla quale presentare la candidatura. Prima di farlo però, meglio capire quanto è motivata. Non puoi presentare una persona che poi non vuole fare quel lavoro. Quindi le chiedi in modo diretto: “che lavoro stai cercando?”.

 

Speriamo che voglia fare il lavoro per la quale la voglio proporre, pensi. Ma la risposta è un’altra. Comprensibile, certo. Ma in effetti, non molto piacevole. Come faccio a presentare ad un’azienda, una persona che vuole fare tutto? Sarebbe meglio presentargliene una che vuole fare proprio quello.

 

Tutte le persone che sono entrate in agenzia oggi volevano fare tutto, nessuna con le idee chiare. Nessuna che si distingue. Vorrei presentare all’azienda una persona che vuole fare quel lavoro, non una che vuole fare tutto. Non posso rischiare di fare brutte figure.

 

Cosi rimani con il dubbio. Il tempo è scaduto, meglio tornare ad occuparsi del resto. Fai qualche domanda sulle pregresse esperienze per vedere se ti convinci un po’ di più a presentarla, anche se poco motivata. Ci penserai. Intanto, chiudi la conversazione: “se abbiamo qualcosa, ci sentiamo. Grazie”.

 

Nessuna possibilità di replica, in effetti, niente da aggiungere. La persona saluta, ed esce.

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